mercoledì 5 dicembre 2018

Intervista a GIANDOMENICO SPREAFICO

Intervista di Gregorio Andreini





Ciao intanto ci dici come ti chiami e di dove sei?
Mi chiamo Giandomenico Spreafico, sono nato a Lecco il 6 gennaio 1936 e sono cresciuto in città, dove mi sono spostato ed ho abitato fino a circa 20 anni fa, quando mi sono spostato in campagna ad una quindicina di chilometri dal capoluogo. Sono padre di 4 figli e nonno di due splendidi nipotini.  
                                                                                                          





Quando hai iniziato a fotografare?
Sono un grande appassionato della montagna sin da ragazzo, hobby che poi ho successivamente abbinato con quello della fotografia sin dai primi anni ’70, fotografando soprattutto in bianco e nero. Non accontentandomi del solo scatto, ho quindi allestito in uno scantinato di una dozzina di metri quadrati,  affacciato sul cortile della mia abitazione di allora, la mia camera oscura. Adibita all’uopo con vasche, acqua corrente, termostati, tavolo per ritocchi ed ingrandimenti, scaffali per l’archivio e mobiletti per il materiale fotografico. Lì passavo tutto il mio tempo libero dopo la settimana lavorativa, quando non andavo in montagna. Ovviamente stampavo le mie fotografie utilizzando un ingranditore Durst, con obiettivi per il formato 35 e 6x6 e sperimentavo non solo la mera stampa della foto stessa, ma anche varie elaborazioni di tonalità e sovrapposizione, per vedere realizzato ciò che avevo in mente e rendere al meglio la mia visione della foto di montagna e paesaggio. Partecipavo a quasi tutte le iniziative del mio primo Club Fotografico, il FC Lecco, con il quale sono in contatto tutt’ora e successivamente con il FC Robbio Lomellina. Mi documentavo anche leggendo le varie riviste settoriali: “Fotografare”, “Tutti Fotografi”, “Fotopratica” ed altre.


Fotografi per lavoro o per diletto?
Fotografo ed ho sempre fotografato per divertimento e per migliorare la mia tecnica, in particolar modo mi dedico alle immagini in bianco e nero, meno spesso quelle a colori che mi diverto invece ad elaborare.

Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
In particolar modo prediligo la foto paesaggistica di montagna e collinare; difficilmente mi applico sulla street photography. In alcune occasioni mi sono cimentato nella ritrattistica, ma non sono quasi mai riuscito ad esprimermi come avrei voluto. Sono convinto che ognuno di noi fotoamatori abbia il suo modo o mondo fotografico e, quindi, si debba concentrare principalmente su ciò che è più nelle proprie corde, evitando di essere un tuttologo senza una definizione precisa. Il mio campo è appunto la fotografia paesaggistica, dove credo di essermi espresso al meglio, dapprima con ottimi consensi e molti riconoscimenti nell’analogico, quindi successivamente con il digitale, dopo qualche anno di fermo e riflessione.


Hai fatto qualche corso di fotografia?
No. Sono un fotoamatore totalmente autodidatta.


Cosa rappresenta per te a livello emotivo la fotografia?
Per me la fotografia è una espressione che mi aiuta a far conoscere anche agli altri il mio stato d’animo; con essa cerco di esprimere e di far comprendere la mia emozione al momento dello scatto. Qualcuno una volta mi definì “il fotografo della semplicità” e questo commento ancor oggi lo ricordo con piacere, perché è proprio ciò che volevo e voglio far scaturire da ogni mio scatto: la semplicità del paesaggio, così come il mio occhio l’ha percepito.


Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Il mio mito in assoluto, il fotografo che apprezzo e stimo maggiormente, è senza dubbio Mario Giacomelli: un grande artista del bianco e nero. Amo molto anche le opere del fotografo brasiliano Sebastião Salgado, fotoreporter umanista. Sono un grande amico di Luigi Erba, artista, critico e storico fotografico.


Un incontro importante nella tua esperienza?
Più di uno. Il primo incontro importante è stato ai miei inizi con l’allora presidente del Foto Club Lecco, Aldo Mannessier,  socio fondatore dello stesso nel 1968. Egli mi ha aiutato, indirizzato e sostenuto nel mio percorso fotografico. Successivamente, un altro incontro importante, è stato con il presidente C.I.F. di Robbio Lomellina, Franco Francese, che mi ha sostenuto ed incentivato nel mio lungo periodo concorsuale, sia sul territorio nazionale, che all’estero. Fu egli a comunicarmi, nel 1983, l’assegnazione del Gran Premio CIF. Ancora un altro incontro importante e che ricordo con estremo piacere, è stato nell’aprile 1988 con la giornalista de “Il Fotoamatore”, Laura Ceretti che ho ospitato nella mia abitazione per una lunga intervista a seguito dell’ottenimento della mia onorificenza EFIAP (allegata).


Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
La mia primissima macchina fotografica, quando ancora ero però lontano da questo mondo, fu una Voigtländer Vito II, regalatami da mia mamma in occasione del mio ventesimo compleanno, che ancora possiedo. La mia prima fotocamera, all’inizio del mio percorso, è stata una Rolleiflex 35 e tre obiettivi: 28, 50, 135 mm. Successivamente sono passato alle fotocamere Nikon analogiche: attualmente ne possiedo ancora sei con i vari obiettivi; alcuni li uso ancora in quanto mi diletto a fotografare in analogico. Nel 2007 mi sono avvicinato al digitale, acquistato la mia prima macchinetta: una compattina Canon. Successivamente ho utilizzato due Panasonic Lumix. In occasione del mio 80mo compleanno mi sono regalato una reflex digitale, una Nikon D3300 con obiettivo 18-105 mm e successivamente un 55-300 mm ma riesco pure ad abbinarci alcuni dei miei vecchi obiettivi.


Quali sono gli scatti ai quali sei particolarmente legato/a? 
In assoluto la foto a cui sono più legato è “Formiche sulla testa di gigante”, scattata nel 1972 sul Monte Rosa. Una foto che ha girato il Mondo, ottenendo numerosissimi riconoscimenti e che è poi divenuta una sorta di “firma” del mio genere fotografico. Da questa immagine, infatti, è poi scaturita tutta la mia successiva produzione fotografica (ad oggi possiedo un archivio di circa 400.000 foto).


Quali sono le tue tappe significative? 
Sicuramente i momenti dell’ottenimento delle riconoscenze nazionali e internazionali, in particolare:
-       nell’aprile 1978 ho ottenuto l’onorificenza AFIAP, Artiste FIAP de la FEDERATION INTERNATIONALE DE L’ART PHOTOGRAPHIQUE (allegata);
-       nel maggio 1986 ho ottenuto l’onorificenza EFIAP, Excellence FIAP de la FEDERATION INTERNATIONALE DE L’ART PHOTOGRAPHIQUE (allegata);
-       nel maggio 1983 il GRAN PREMIO C.I.F (allegata);
-       nel luglio 1987 la mia opera “La buona terra” è stata ammessa nella COLLECTION HISTORIQUE de la FEDERATION INTERNATIONALE DE L’ART PHOTOGRAPHIQUE (allegata);
-       pochi mesi fa ho donato al Comune di Lecco 47 mie opere fotografiche, che ora faranno parte della collezione storica della fototeca museale (articoli allegati).


Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?    
Con l’avvento del digitale e tutta la tecnologia in ambito informatico, all’età di 82 anni mi diverto ad elaborare le mie foto al pc, utilizzato i vari programmi settoriali, trasformandole ed inventando nuove suggestioni. Mi applico anche nella realizzazione di audiovisivi, raccogliendo in brevi fotogrammi le immagini che più mi hanno colpito o rappresentano, unite a brani musicali. Con il mio attuale FC di riferimento, il FC Airuno, partecipo alle collettive e mi piace essere presente e portare la mia esperienza nei vari corsi fotografici da esso organizzati.

Formiche sulla testa di gigante

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Innumerevoli  volte, dal Trentino alla Puglia, alla Sicilia e poi all’estero tra cui Romania, Bulgaria, Argentina dove sono stato supportato ed incoraggiato, in questo caso, dal Foto Club di Robbio Lomellina. Ultimamente ho presentato alcuni miei audiovisivi presso circoli fotografici della zona.


Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?  
Sono stato premiato in innumerevoli concorsi (circa 600) nazionali ed internazionali, aventi soprattutto a tema la montagna ed il paesaggio. Alcune foto, come ho già avuto modo di accennare, fanno parte della collezione storica de la FEDERATION INTERNATIONALE DE L’ART PHOTOGRAPHIQUE a Bruxelles. Ovviamente, come già ribadito, sono orgoglioso delle mie onorificenze AFIAP ed EFIAP e del riconoscimento della mia opera fotografica da parte del Comune di Lecco, che recentemente l’ha presentata attraverso una conferenza stampa, cui erano presenti alcune testate giornalistiche culturali. Recentemente mi è stato dedicato un articolo sulla Rivista  “Greview” 3/2018.


Quanto tempo dedichi alla fotografia?   
Ai tempi dell’analogico, quando ancora lavoravo (e non erano meno di 10 ore al giorno in fabbrica), mi ritagliavo spazi durante i fine settimana anche grazie al grande supporto ed incoraggiamento di mia moglie che mi ha sempre spronato a seguire le mie due grandi passioni: appunto la montagna e la fotografia. Successivamente ho avuto un periodo di stop, tra il 1994 ed il 2007, un periodo in cui pensavo che non avrei più fotografato. Dopo la vedovanza riavvicinarmi alla fotografia mi ha invece molto aiutato. Ora mi dedico ad essa quotidianamente, sia fotografando, sia lavorando al pc le mie immagini, creando anche i citati audiovisivi.


Raccontaci un episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza 
Tempo fa, mi successe che fotografando con una 6x6 a quota 2500 m, un riflesso controsole mi danneggiò in modo irreparabile la tendina della mia fotocamera, bruciandola. Ci rimasi malissimo, perché tenevo in particolar modo a quella macchina e non fu più possibile riparare il danno.      


Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi? 
Che avevo 40 anni di meno! Però quando penso che li ho stampati personalmente, seguendo la mia personale visione, sono orgoglioso di me stesso, anche perché ancora oggi mostrandoli a giovani estimatori affascinati dal mondo analogico, ricevo da essi molti elogi e complimenti.


Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?   
Oggi pubblico le mie foto, in qualche occasione, su Facebook ed in pochi gruppi fotografici tra i quali Foto in Assoluta Libertà. Ogni tanto mi capita di intercettare su siti web qualche mia vecchia fotografia e con rammarico noto come qualcuno se ne sia ingiustamente appropriato spacciandola per propria.


Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.  
Essere soprattutto molto umili, non eccedere nell’autostima ma essere sempre aperti agli altri perché c’è sempre da imparare. Non accontentarsi mai, ma cercare sempre di evolversi al meglio, pur restando fedeli al settore fotografico più confacente, senza diventare tuttologi, perché credo che ognuno abbia il suo punto di forza. Sapersi guardare attorno, aprendo lo sguardo anche verso quello che in un primo momento poteva apparirci insignificante. Mettersi in gioco ed essere capaci di accogliere le critiche e non solo gli elogi, perché tutto aiuta a cresce e migliorarsi.


Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?   
Saluto e ringrazio gli amministratori del Gruppo Facebook Foto in Assoluta Libertà, Paolo e MariaLuisa, per la loro attività e per questa bella iniziativa rivolta al fantastico mondo della fotografia.




lunedì 17 settembre 2018

Intervista a GIOVANNA CAVALLO

Intervista di Gregorio Andreini



Ciao, intanto ci dici come ti chiami e di dove sei?
Mi chiamo Giovanna Cavallo. Sono nata a Genova dove tutt’ora vivo e lavoro.
Quando hai iniziato a fotografare?
Ho sempre avuto la passione per la fotografia, forse ereditata da mio padre che più o meno verso i 16 anni mi mise in mano una Rolleiflex. Poi la nascita di una figlia ti fa aumentare il desiderio di immortalarla nei momenti cruciali della crescita, ma diciamo che in maniera più continuativa e più “seria” sono circa 10 anni.




Fotografi per lavoro o per diletto?
Fotografo sempre per diletto, anche quando mi capita di farlo per lavoro.


Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Non ho un genere specifico ma sicuramente dei “gusti” che mi fanno propendere più per un tipo di fotografia piuttosto che per un altro.  Amo l’umanità in tutte le sue declinazioni: dalla street, ai ritratti, ai lavori in studio e quindi anche in un paesaggio la presenza umana può essere per me un valore aggiunto. Amo i volti, le espressioni ed è forse per questo che mi sono avvicinata alla fotografia di scena. Teatro, musica, danza.


Hai fatto qualche corso di fotografia?
No, mai, ma ho avuto l’opportunità di fare gavetta sul campo, frequentando chi sapeva fotografare meglio di me. Ho fatto tesoro di ciò che vedevo e imparavo attraverso chi aveva più capacità ed esperienza.

Cosa rappresenta per te a livello emotivo la fotografia?
Per citare uno che di foto ne sapeva: “fotografare è una maniera di vivere” (HCB).

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Tanti, avere un minimo di cultura fotografica è importante. Diciamo che potrei fare un elenco che va dal succitato Cartier-Bresson, a Berengo Gardin, Giacomelli, Scianna, Salgado ma anche Anne Leibovitz, Monika Bulaj o Letizia Battaglia che ho avuto il piacere di incontrare entrambe recentemente al mio circolo. Insomma, non c’è fine.









Un incontro importante nella tua esperienza?
Se parliamo di incontri con gente “comune” ti direi chi ha creduto in me portandomi con sé a fotografare e mi ha permesso di crescere. Se parliamo di incontri con gente “importante” ho avuto la fortuna di incontrarne più d’uno, cito su tutti ancora Letizia Battaglia anche perché è la più recente. É una donna straordinaria e avere l’opportunità di trascorrere con lei una mezza giornata a tu per tu è impagabile.



Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
A parte la Rollei con cui indegnamente ho iniziato, sono poi passata alla Pentax. Nel passaggio al digitale la mia attrezzatura è sempre stata Canon e attualmente ho una Canon 5d Mark III che adoro.


Quali sono gli scatti ai quali sei particolarmente legato/a?
Come si dice in questi casi… quelli che devo ancora fare.

Quali sono le tue tappe significative?
Sicuramente l’appartenenza a Circoli Fotografici è importante in un percorso di crescita. Ti aiuta nel confronto e ti da stimoli continui. Conseguentemente aver avuto l’opportunità di entrare nel circuito teatrale e avere la possibilità di incontrare, conoscere e fotografare persone che ti arricchiscono anche come essere umano. Con la cultura non si mangia, si usa dire purtroppo, ma è un cibo fondamentale in realtà.

Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?
Se mi chiedi qual è il mio sogno nel cassetto ti rispondo un libro, molto più che una mostra. Si, quello mi piacerebbe tanto!

Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?
Sì, per fortuna l’elenco è lungo. Dico solo grazie a FIAL perché molte sono merito loro.

Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?
Se intendi riconoscimenti strettamente fotografici nel senso più canonico del termine ho vinto il primo contest FIAL come miglior portfolio, ho partecipato con buon riscontro al Circuito OFF Lucca 2017 ed ho avuto diverse pubblicazioni su riviste on line.  Se invece consideriamo le fotografie su committenza scattate in occasione di spettacoli teatrali o musicali, sì spesso mi vengono richieste da quotidiani o da riviste oppure utilizzate come manifesti, locandine, rassegne stampa o blog degli artisti in questione.  Ne cito uno per tutti nel luglio 2016 il settimanale Gioia ha pubblicato un servizio utilizzando mie fotografie.

Quanto tempo dedichi alla fotografia?
Tutto o quasi il mio tempo libero.

Raccontaci un episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza.
Me ne vengono in mente due. Il primo è la timidezza e l’imbarazzo nel mostrare le mie prime foto al Circolo di fronte ad un grande e importante Foto Editor. Il secondo è quando il grande Moni Ovadia mi ha detto “E’ sempre un piacere farmi fotografare da lei”.

Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?
Per fortuna li vedo “datati”.  Vedere che c’è un’evoluzione nel proprio modo di scattare è sempre piacevole. Spero che possa essere sempre così.     
  
Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?
Non ho ancora un sito mio (la pigrizia mi blocca, ahimè). Quindi principalmente su Fb e qualcosa su Instagram. 

 Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.  
Consiglierei il mio percorso: guardare, imparare, apprendere, uscire a fotografare con chi ha più esperienza. Con umiltà sempre ma con determinazione e fiducia in se stessi. 

Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?
Il ringraziamento in questo caso va soprattutto agli Amministratori di Foto in Assoluta Libertà per tutto quello che fanno, per le opportunità che offrono e per la capacità che hanno di gestire un gruppo che diventa ogni giorno più grande e di qualità. Un grazie anche alla Fotografia, amica delle mie giornate e a chi mi apprezza.


mercoledì 23 maggio 2018

Intervista a GIOVANNI PAOLINI

Intervista di Gregorio Andreini



Ciao, intanto ci dici come ti chiami e di dove sei?
Mi chiamo Giovanni Paolini, sono nato a Monte Porzio (PU) il 22/09/50. Nel 1962 a 12 anni da questo paesello ci siamo trasferiti a Fino Mornasco, ridente paesino vicino a Como, dove siamo rimasti fino al 1967. Poi non contenti ci siamo trasferiti a Milano ed infine da 2 anni vivo a Lodi, sposato felicemente e ho due figli meravigliosi. La famiglia è una cosa molto importante nella vita.

Quando hai iniziato a fotografare?

La fotografia è sempre stata il mio hobby e la mia passione. Ho cominciato più seriamente ad interessarmi della tecnica sia di ripresa che di stampa dalla nascita di mia figlia Roberta nel 1978. Per migliorare le mie foto ho cominciato a leggere libri fotografici, a frequentare il Circolo Fotografico dell’Alfa Romeo ed il Circolo Filologico Milanese. Era il periodo che i circoli fotografici erano in piena attività e con molto impegno organizzavano corsi, concorsi, mostre, gite ed altro. “Bei tempi” di grandi sogni, adesso invece abbiamo grandi utopie. Stampavo le mie foto in bianco e nero in cantina con un ingranditore russo, il mitico UPA 6 a valigetta e partecipavo con spirito costruttivo a tutte le iniziative. Volevo migliorare la qualità sia estetica che tecnica delle mie fotografie. Penso di essere riuscito a crescere molto ascoltando i consigli degli altri, ma soprattutto andando a vedere quello che già si era fatto, andando per mostre, leggendo libri e riviste fotografiche. Ricordo certi bei numeri di Progresso Fotografico, Photò, Fotopratica, Tutti Fotografi, Il Diaframma.

Urban Vision
 Fotografi per lavoro o per diletto?
Sono fortunatamente un fotoamatore per diletto non ho nessuno che mi possa dire cosa e come fotografare. Non riuscirei mai a fare fotografie di matrimonio a pagamento, non so costruire e impostare le luci per una foto in studio, mai fatte.

Donne speciali
 Quale genere ti piace maggiormente fotografare?
Amo molto quel genere di fotografia che io chiamo Urban Vision, le visioni della città in tutte le sue espressioni, il suo effimero, il suo essere in costante divenire, mi lascio sempre suggestionare da tutto ciò che emana luce, sentimento emozione. Il mio scopo è catturare l’essenza, l’anima della gente e delle cose.  Credo sia proprio questo il senso della fotografia nei miei scatti.

Hai fatto qualche corso di fotografia?
No, sono un autodidatta. Penso di essere riuscito a crescere molto ascoltando i consigli degli altri, ma soprattutto andando a vedere quello che già si era fatto, andando per mostre, leggendo libri e riviste fotografiche. Ricordo certi bei numeri di Progresso Fotografico, Photò, Fotopratica, Tutti Fotografi, Il Diaframma Fotografare, Progresso Fotografico, Foto Pratica, Photò. Insomma, mi informavo e così ho cominciato a scattare, sviluppare e stampare da solo!

stupid creates

Urban vision
Cosa rappresenta per te a livello emotivo la fotografia?
Sinceramente non penso a niente quando fotografo. La mia mente si svuota di tutti i pensieri e come se sgombrassi il mio cervello da tutti i condizionamenti esterni, dimentico le mie ansie le mie paure, sto lì   se vedo una situazione e aspetto che   prenda   vita. Fotografare vuol dire avere molta pazienza. Penso di avere una predisposizione particolare che mi fa captare il momento dello scatto, il momento che fa sì che una fotografia viva veramente. "La mia mente è facilmente suggestionabile dalle sollecitazioni esterne.  Come una spugna che assorbe gli stimoli artistici di tutti i generi ma poi al momento di scattare fotografie si svuota da tutto e il mio inconscio prende il sopravvento e ci sono solo io e il mondo “.

Dinamismo culturale
Urban  vision

Quali sono i fotografi del passato e del presente che più apprezzi?
Frequento molto i musei e le gallerie d’arte moderna e contemporanea. Mi piace vedere l’arte come elaborazione autonoma della mente umana e mi piace gustare le creazioni che hanno in loro una potenza espressiva emotivamente coinvolgente e che facciano intuire il lavoro di analisi e crescita artistica dell’autore, partire dal basso per raggiungere le vette della creazione. Uno degli artisti che più amo è Paul Klee. Egli sosteneva che essendo l’uomo immerso nella realtà quello che percepisce è sempre e comunque una reazione di tipo emotivo a ciò che lo circonda.  Mi piace Mondrian che Apollinaire considera un cubista molto astratto. Mi piace Egon Schiele con la sua immagine del mondo tetra e malinconica. Fotograficamente parlando il mio mito è Mario Giacomelli che ho conosciuto personalmente. Un artista a tutto tondo capace di far trasparire le emozioni dai suoi scatti che sono stati innovativi e potenti, la poesia raccontata da immagini. Ma ci sono artisti che seguo con interesse come Robert Mapplethorpe, artista prima ripudiato come osceno poi accolto da collezionisti e grandi musei, Jeanloup Sief   ed i suoi scatti che sono elogi alla perfezione delle forme e della bellezza femminile. Chiaramente   mi piacciono tutti i maestri come Cartier Bresson, Berengo Gardin, Paolo Monti, Elliot Erwitt, Franco Fontana, Robert Doisneau. Mi piace molto  Francesca Woodman. Ci sono molti altri giovani artisti che ammiro e seguo con interesse, delle giovani promesse tipo Angelo Zzaven e Maria Giulia Berardi che mi piacciono molto.

pretesti rid

Un incontro importante nella tua esperienza?
Fotograficamente parlando aver conosciuto personalmente Mario Giacomelli è stata un’esperienza entusiasmante. Io ho frequentato per 15 anni il campeggio Summerland di Senigallia. Lui era uno dei gestori e veniva tutti i giorni al campeggio ed era una persona speciale. Parlava di vita di morte, di amore di fotografia con un’intensità particolare era una persona speciale. Gli ho anche fatto vedere le mie fotografie e le sue parole di apprezzamento mi hanno gratificato molto.

surrealismo in b&w
ritratto in piazza Duomo MI


Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando?
La mia esperienza fotografica parte proprio dal minimo: una Zenit M russa. Poi ho comprato 2 Canon At1   complete di obbiettivi 28 -50- zoom 70 /150 - 300 che attualmente fanno bella mostra nell’universo delle mie macchine fotografiche da salotto. Sviluppavo il negativo, stampavo le mie immagini in bianco e nero in camera oscura. Usavo un ingranditore russo il mitico UPA 6, un ingranditore smontabile che ho ancora non era il massimo ma avevo cambiato l’obbiettivo e fino al formato 30x40 ottenevo buoni risultati. Ricordo con rimpianto quei momenti quando l’immagine prendeva forma e appariva nello sviluppo, momenti impagabili. Attualmente uso una Panasonic Lumix FZ 150 e ho anche una FZ 28, tutte e due le uso sempre con un monopiede hanno uno zoom potente e occorre essere stabili. Tre mesi fa ho comprato una reflex Canon, non mi ricordo neanche il nome con un 18-70. L’ho regalata a mio figlio. Non posso fare a meno di usare uno zoom potente per le mie ricerche fotografiche .

Urban portrait
Quali sono gli scatti ai quali sei particolarmente legato/a?
Penso che sia uno degli scatti che più amo quello con mia figlia Roberta che adesso ha 38 anni.  

Mia figlia
Quali sono le tue tappe piu  significative? 
Direi che agli inizi è stato importante il frequentare il circolo Filologico Milanese. Negli anni ’80-‘90 mi ha fatto capire tante cose. Mi ha insegnato molto sia a livello fotografico ma anche a livello umano. Ho conosciuto splendide persone, il dialogo e la discussione che avevamo mi ha fatto crescere molto fotograficamente. Sono di quegli anni alcune fotografie a cui tengo moltissimo. Poi ho avuto problemi lavorativi e negli anni ‘90 avevo quasi smesso di fotografare: pochi scatti niente sviluppo e stampa. Ho ricominciato a fotografare con l’avvento del digitale: piano piano con le prime piccole compatte, poi con una Bridge Fuji ed adesso con le Lumix di cui sono abbastanza contento. Questo fatto di poter sperimentare senza spendere tanti soldi mi piace molto. Amo molto il digitale anche se mi manca la stampa ma la post-produzione mi prende molto e ormai la qualità delle immagini è paragonabile alle stampe analogiche. Poi ormai l’uso del web per far vedere agli altri quello che fai è inevitabile.

Urban Vision 10

Quali sono i tuoi progetti attuali e quali quelli per il futuro?   
Non faccio mai progetti ma spero che la creatività mi porti a vedere e realizzare cose nuove. Evolversi credo sia la cosa più importante per un artista (artista parola grossa). Vivo alla giornata, continuano le mie ricerche sulla città ma da quando mi sono spostato da Milano è diventato tutto più complicato. Lodi è una piccola cittadina e l’effimero urbano è molto più ristretto e meno effimero. Tutto è molto lento e quindi meno interessante. Sarò costretto a inventarmi qualcosa.  Se non fotografo mi sento come se mi mancasse l’aria, quindi qualcosa farò.



Urban  vision  1


Hai mai esposto le tue immagini in mostre fotografiche personali o collettive?    
Ho fatto nel 1984 una mostra al Circolo Filologico Milanese di cui sono molto fiero e dopo 34 anni poco tempo fa ho fatto una mostra al circolo Fotografico Cizanum di Cesano Boscone (MI). In entrambe le mostre ho usato la presentazione scrittami da Emilio De Tullio che allego: per il mio fotografare mi calza a pennello. Ho esposto tante volte con mie personali alla Galleria Trasparente a Milano in Porta Venezia alla fermata della Metropolitana. Ho fatto tante   collettive negli anni ‘80 con il circolo Filologico Milanese e con il Circolo Fotografico Alfa Romeo. Poi con l’avvento del web ho fatto mostre collettive con il Circolo Micromosso prima, poi con il FIAL e ultimamente con il Gruppo Photomilano al Museo Francesco Tadini, quest’ultima davvero una bella realtà del Web. Ho partecipato all’esposizione del 2016 a Lucca di We Love Photo Circuito Off ed al Circuito Off del Festival della Fotografia Etica di Lodi. Ricordo le mie mostre “Pretesti”.

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Hai mai avuto riconoscimenti in concorsi fotografici o pubblicazioni delle tue foto su libri o riviste?   
Negli anni ‘80 facevo molti concorsi fotografici con risultati più che soddisfacenti poi ho smesso. É sempre di quel periodo la pubblicazione di un bell’articolo e molte foto sulla rivista Fotopratica. Attualmente sono molto contento e gratificato della partecipazione ad alcuni gruppi su Facebook e a qualche sito web dedicato alla fotografia. Devo dire che il mio lavoro sembra interessare qualcuno.







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Quanto tempo dedichi alla fotografia?  
Dedico molto tempo alla fotografia, non passa giorno che non mi interessi di immagine, amo scattare e poi elaborare le immagini al pc. Da quando sono in pensione la fotografia è la mia vita. Sicuramente non passa giorno che non mi interessi di fotografia. Se non avessi questa passione sarei il classico pensionato che sta a guardare i lavori in corso.

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Raccontaci un episodio curioso o simpatico legato alla tua esperienza 
Un episodio curioso è quando a Milano mi ha fermato la polizia mentre fotografavo in Corso Vittorio Emanuele e con fare scortese e scorbutico mi ha detto: “Lei fotografa le donne!”. Ciò mi ha proprio fatto infuriare e ho risposto in malo modo, quasi mi arrestavano ma non possono permettersi secondo me di comportarsi così: mi chiedi i documenti e fai tutti i controlli che vuoi ma con educazione e rispetto della persona.

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Quando rivedi i tuoi vecchi scatti cosa pensi?    
Devo dire che gli scatti del periodo ‘80-‘90 mi affascinano ancora, soprattutto perché stampati da me in camera oscura. Ma penso di aver cambiato molto il mio vedere fotografico. Sono diventato più istintivo e più perfezionista. Amo le composizioni in cui nulla è lasciato al caso, scattare a caso ma non lasciare nulla al caso come dice Emilio.











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Dove sono pubblicate, sul web, le tue foto?    
Ho  un sito  fotografico non molto aggiornato: www.gpaolini.it;

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Un pensiero a chi si avvicina ora al mondo della fotografia.  
La fotografia è un mezzo per raggiungere un fine: un'immagine che abbia uno scopo e un'idea. L'apparecchio fotografico uno strumento per esplorare i fatti e le emozioni, per mostrare come la gente vive e ciò che sente, un mezzo per raccontare una storia. La fotografia può essere insegnata soltanto in parte: la parte della tecnica fotografica. Tutto il resto deve venire dal fotografo. Ciò che un corso o un libro possono fare è di guidare i fotografi nella direzione giusta, mostrando loro ciò che la fotografia può dare se è coltivata con intelligenza e immaginazione. Se sapete dove volete arrivare e come arrivarci, tocca a voi andare avanti. Le regole e le istruzioni sono per i tecnici: chi è capace di creare deve tracciarsi la strada da sé. Il pensiero che mi sento di condividere con chi si avvicina alla fotografia e quello di studiare, studiare e studiare i grandi della fotografia. É già stato fatto tanto, quindi bisogna sapere per poi magari trovare una propria visione del mondo. Occorre comunque avvicinarsi alla fotografia con molta onestà, vedere sempre le proprie fotografie con uno spirito critico.

Urban vision 9

Vuoi concludere con un saluto o un ringraziamento?                                                                             
Ringrazio lo staff di FIAL che con il suo assiduo impegno contribuisce in maniera sana e costruttiva alla divulgazione del vedere fotografico, alla fotografia come vita comunitaria in comunione e armonia. Mando un caro saluto a tutti.